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Prodi, come altri colleghi, partecipa attivamente alla discussione che si è aperta accettando la sfida che il vento di riforma proponeva. Cosi come lui stesso racconta, il frutto di riflessioni e discussioni svi- luppatesi negli anni, di proposte "rimaste costantemente sulla carta" inizia a prendere forma nel 1975, quando inizia la sperimentazione in classe di quello che sarà il progetto "Matematica come scoperta" ?
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Molti sono gli aspetti che hanno caratterizzato il progetto "Matematica come scoperta". Alcuni di questi, a distanza di tanti anni, mantengono un alto valore educativo. Il primo aspetto caratterizzante potrebbe essere considerato più di carattere metodologico, ma in realtà corrisponde ad un ben preciso approccio epistemologico alla Matematica. Si tratta di ciò che è solitamente indicato come "approccio
() L'appellativo richiama i testi di Georges Papy, dal titolo Mathématique moderne il cui primo volume fu pubblicato nel 1964. Vedi a questo proposito il libro di Paolo Linati [10].
GIOVANNI PRODI E LA RICERCA IN DIDATTICA DELLA MATEMATICA
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per problemi", fortemente ispirato dai lavori di George Polya [15] [16] [17]. Le ragioni a sostegno di tale approccio e al contempo il suo ca- rattere innovativo di rispetto a certi aspetti alla tradizione scolastica italiana, ancora oggi fortemente presenti nella pratica educativa della scuola, meritano un approfondimento della posizione di Prodi al ri- guardo.
In linea con lo spirito di Polya ed in accordo con altri matematici che in quegli anni si appassionavano al problema dell'insegnamento della matematica (egli stesso cita a questo proposito Bruno De Finetti) Prodi afferma un principio generale che vede nella risoluzione di un problema il momento fondamentale del "far matematica". Se si af- fianca a questo un altro principio che afferma che per imparare la Matematica, ma forse anche per amarla, bisogna "farla", si ottiene come conseguenza il principio che l'educazione matematica debba basarsi sulla soluzione di problemi. Questo principio, che Prodi con- sidera tanto ovvio quanto spontaneo per chiunque si occupi di mate- matica, si articola in una proposta didattica basta su tre momenti: "l'introduzione di un campo di problemi, lo sviluppo di un minimo di teoria per inquadrarli e risolverli, la fissazione di alcuni risultati da acquisire per il successivo lavoro" ([GP2], p. 47-48),
In altre parole Prodi sostiene l'importanza di partire da specifici ed opportuni contesti problematici che diano senso ai concetti matematici che si intende introdurre e alla loro formalizzazione. È il problema che ci si propone di risolvere, con i modi di pensare che sollecita e mobilita per la sua soluzione, che deve fare da sfondo e da origine ai significati espressi da definizioni e proprietà che costituiranno la teoria mano a mano sviluppata.
"Oggi si usa il termine "matematizzazione" per indicare questa at- tività di collegamento matematica-realtà. A livello elementare, questa attività si innesca quando si assume un problema nella sua forma più grezza, così come le circostanze o la nostra curiosità ce lo presentano." ([GP5], p. 2)
Il rischio didattico, nel quale è facile incorrere, è costituito dalla possibile frammentarietà dovuta ad un approccio per problemi che passi da un ambito problematico ad un altro perdendo la necessaria continuità di un filo conduttore. Tale rischio è ben chiaro a Prodi che...