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Testaccio Manzoni dice per i Promessi che sta scrivendo..□ situato la mia storia, ecco tutto quello che in coscienza vi posso dire. Il materiale è ricco: vi si trova in abbondanza tutto ciò che può far fare a degli uomini una misera figura: la sicurezza nell'ignoranza, la pretesa nella scempiaggine, la sfrontatezza nella corruzione, sono ahimè forse i caratteri più rilevanti di quell'epoca, fra altri dello stesso tipo. Fortunatamente vi sono anche uomini e tratti che onorano la specie umana; temperamenti dotati d'una virtú forte, e singolare in proporzione agli ostacoli, ai contrasti, e in ragione del loro resistere, o a volte del loro assoggettarsi alle idee comuni. Ho cacciato là dentro dei contadini, dei nobili, dei frati, delle monache, dei preti, dei magistrati, dei dotti, la guerra, la carestia la... [qui c'è una frase illeggibile essendosi lacerato il foglio], il che significa aver fatto un libro!»

Nel 1823, il canonico Tosi fu nominato vescovo a Pavia; li lasciò. «È inutile ch'io le ridica quanto viva sia rimasta la memoria di Lei nella nostra famiglia, - Manzoni gli scrisse. -... Non avrei ardito di richiederle ch'Ella mi scriva qualche volta nei pochi momenti che le rimarranno dalle sue occupazioni; ma poi ch'Ella si è degnata prometterlo, ritengo questa promessa con la piú vera riconoscenza. Intanto la speranza di rivederla, dopo un lungo intervallo, è uno di quei pensieri di cui mi valgo specialmente nei momenti in cui i miei travagli di corpo e di mente mi fanno sentire il bisogno d'una consolazione viva e tranquilla».
Il canonico Tosi, ora vescovo, manifestò qualche timore sull'opera a cui Manzoni stava lavorando. Gli scrisse: «Non posso tenermi dallo scrivervi a parte per pregar- vi con tutta l'istanza possibile di voler frenare quella vostra troppa prontezza a lasciarvi andare ai progetti di scrivere che vi vengono alla mente. Io m'accorgo che voi soffrite nella salute occupandovi di certi lavori, i quali vi obbligano a troppo intense meditazioni. Veggo poi che il frutto di tali lavori sarà ben poco, conoscendo che il mondo vi s'interessa per poco tempo; e può essere causa di vere e gravi inquietudini pei dispareri, la malignità e l'invidia dei letterati. Caro Figlio, se dovete logorarvi, sia per cose che producano un frutto certo. qual è questo frutto certo, se non nella ricompensa che dovete aspettar dal Signore?» Il canonico Tosi, ora vescovo, sperava sempre che Manzoni riprendesse La morale cattolica.
Manzoni rispose: «Giacché Ella si è degnata mostrare qualche timore di cattivi effetti che il lavoro che mi occupa attualmente possa produrre per la mia salute, e per la mia tranquillità d'animo, Le dirò quanto alla prima, che veramente le ricerche, in cui sono ingolfato mi stancano alquanto; ma cerco di contempe- rare il lavoro e il riposo in modo che quello non mi incomodi sensibilmente, e infatti da qualche tempo, meno alcun giorno un po' tristo, me la passo discretamente. Quanto alle inimicizie letterarie, io credo di poter confidare che la pubblicazione di ciò che vado scribacchiando, non sia per attirarmene. Rintracciando le idee con la maggior possibile diligenza, e ponendole in carta sinceramente quali mi si presentano, mi trovo, nel vero, in opposizione con molti, ma non sono con alcun partito. ... Le mie opinioni solitarie e spassionate po.tranno ben parere stravaganti o insulse, ma non provocatrici; e il povero autore muoverà forse una compassione sprezzante, ma ire, spero, anzi credo di no».