Orazio Converso e la poesia del digitale [ Ci sono quelli che affrontano Internet con grande sciupio di parole, di immagini e di notizie e quelli che ci si muovono dentro con grande pudicizia e parsimonia del dire. In questo mondo dove sembra che tutto sia stato detto, scoperto, comunicato e vissuto, loro sono riluttanti e parsimoniosi nell’uso dei linguaggi, come una passione trattenuta, gelosa e diffidente verso qualsiasi traduzione di significato.

Così lanciano pietruzze di immagini, di suoni e di parole che poi sono storia - ma rifuggendo dalla tentazione di raccontarla la storia - qua e là per il web e il lancio lascia una scia inafferrabile che puoi vedere e rivedere, ogni volta l’emozione colpisce come se si trattasse di un verso, però è disseminato e quello che vuol dire lo dice in movenze di collocazione vibratile aperte e chiuse, un poema di ciò che fummo, un’intuizione di ciò che, forse, saremo, archeologia dell’oggi per frammenti che si strutturano solo per emersione casuale, quanto casuale?

Come quei due che arrivano in volo di rondine a Venezia e sono già passati, come la ragazza lentamente messa a fuoco, come le infinite parentesi del leggere buttate lì, più o meno sbiadite.
Il ricordo della lettura non si fa monumento e con ciò, in questa pudicizia, è contemporaneo, a margine, de- strutturato, non esemplare.
Conta più il contenuto o il mezzo? Anche in questo caso il mezzo sicuramente e in questo collocare e ricollocare nel web, la poesia non è più tanto degli autori che la leggono ma dell’artista che la edita e bisogna sapere riconoscerla, vederla e leggerla questa lingua che ci parla dietro agli innumerevoli brani riproposti.
Orazio Converso ha creato uno stile ed è lui a parlare dietro ai videorlab che ci dicono, oggi, cosa possa essere poesia in Internet.]
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.... Fiorellin del prato
Ti racconto una cosa, successa all'inizio degli anni 90. Vista Videor (la videorivista di Elio Pagliarani) un giovane poeta rampante mi cercò, come editor, appunto, per un incontro a radio-rai in una trasmissione di sperimentazione. Dopo due ore di registrazione ci lasciammo e la cosa fini lì (per fortuna).
Ho corso continuamente di questi pericoli, di essere frainteso, li ho camminati passeggiati sapendo che il fraintendimento è portal of discovery (J.J.), ma come vedi sono rimasti impressi.
La discrezione, presa proprio all'incontro tra il senso matematico (contra continuum) e quello del pudore dei sentimenti, è una cifra del mio dirmi editor, mai regista o autore: è ciò che comunicano le cose che conta, gli ambienti, mediato o immediato che sia.
Quel giovin poeta ha fatto la sua carriera, e era tra i migliori!
Non saprà mai cos'è successo quel giorno. Il conformarsi è una dannazione eterna.
In sintesi spiegai analiticamente che il segreto di Videor era Pagliarani stesso, che il trucco c'era e si vedeva: falsificai pazientemente a controprova, nella controra, la videorivista, dimostrando che la personalità artistica di Elio Pagliarani motivava punto per punto la riuscita che l'intervistatore indagava con meraviglia.
Piccolo imbecille, quel giovin poeta, è grande ora che la canizie lo fa grande.

