I ragazzi della via Pal
LEGGERE LA REALTÀ (incipit)
All’una meno un quarto, nel momento esatto in cui, dopo protratti e sterili tentativi, nell’aula di scienze il becco di Bunsen s’incendiò di un magnifico bagliore verde smeraldo, dimostrando così che il composto chimico utilizzato dal professore possedeva realmente la proprietà di donare quella particolare colorazione alla fiamma, dal cortile dell’abitazione adiacente alla scuola si levò il suono di un organetto meccanico, a disperdere in un sol colpo l’attenzione della classe.
Era una calda giornata di marzo e, attraverso le finestre aperte, la musica entrava sospinta da una dolce brezza primaverile: si trattava di un motivo popolare ungherese, cui però l’organetto conferiva un timbro vivace da marcia militare, suscitando il riso fra gli studenti. Benché dal becco di Bunsen divampasse ancora il fascio verde, solo i ragazzi dei primi banchi mostravano un certo interesse per l’esperimento. Gli altri scrutavano trepidanti le finestre, da cui si vedevano i tetti delle case vicine e, più in lontananza, nella luce dorata del mezzogiorno, l’orologio del campanile ormai sul punto di segnare l’una.
Ma da fuori provenivano anche altri suoni: l’asciutto scampanellio dei tram a cavalli e il canto di una domestica che intonava una melodia diversa da quella dell’organetto.
Al campetto
