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A partire dai primi anni Sessanta, arricchisce la sua biblioteca ideale con alcuni volumi – allora, in Italia, freschi di stampa e consultati in maniera compulsiva da quasi tutti gli esponenti della nostra neoavanguardia – destinati a segnare una svolta decisiva del suo percorso artistico: Joyce, Eliot, Pound e Beckett sono indiscutibilmente le nuove stelle polari della letteratura sperimentale italiana
In quegli anni, nel ’60 mi pare, esce l’Ulysses di Joyce tradotto da Giulio De Angelis, allora poco più che trentenne. Mi ragguagliò sulla sua impresa. Di giorno insegnava inglese a Fiesole, di notte, tutte le notti per undici anni, aveva lavorato alla traduzione dell’Ulysses […]. Fu l’altro colpo d’ala. La lettura dell’Ulysses mi aveva depennato tutto il resto. Spazzato via Camus, ogni forma di esistenzialismo, ogni ismo. L’incontro letterario e forse anche non letterario decisamente più importante della mia vita. L’Ulysses è un fantastico gioco di signiicanti. Il pensiero non è mai descritto, ma immediato. Dai lacerti più dotti ai luoghi melodrammatici più comuni. Nessuna altra opera gli è pari.
10 anni

Alla frase che apre Festa di laurea (“Aveva un solo pensiero: non pensare”, p.31),
a sottolineare il suo decisivo valore inaugurale. .Sergio Saviane