il Comico in Poesia read/write

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I "navigatori" del Videotel, invero, non erano accomunati dalla voglia di tecnicismi, ma da quella di socializzare. Ciò non di meno, come i veri pionieri informatici, iniziarono ad interessarsi alle password e agli algoritmi per la creazione dei PIN (Personal Identification Number) per evitare di pagarne i costi.
Molte password e PIN erano forniti direttamente dagli operatori della SIP che istallavano i terminali Videotel presso comuni, enti o grosse società e poi li ridistribuivano agli amici della rete. Il loro utilizzo, eccetto ovviamente quello di password e PIN di utenti privati, non fu mai considerato riprovevole dalla comunità hacker, ma al contrario giusto e legittimo.
Secondo le stime SIP, il servizio Videotel nel 1991 aveva raggiunto l'incredibile quota di 177.000 abbonati.
Eppure solo l'anno successivo, il contenzioso tra gestore, utenti e FIS (Fornitore Informazione Servizi) nonché una serie di altre cause mai del tutto chiarite, ne decretarono la chiusura.Parallelamente gli hackers nostrani cominciavano ad interagire con altre realtà telematiche.
Infine, la milanese Galactica, prima BBS ad offrire un accesso a Internet full-time per "sole" 200.000 lire (dell'epoca).
A questo proposito vanno innanzitutto ricordate le due BBS romane
MC-Link Rivista telematica fortemente orientata verso contenuti tecnici la prima,
Agorà strumento del Partito Radicale e quindi più luogo di dibattito e confronto politico, la seconda.
Note.
nel 1993 MargiBbs un bbs di campagna va in città, dipignano (cs)
Vi sono poi hackers per i quali "bucare" un sistema per divertimento ed esplorazione è eticamente corretto, almeno finché non si commette furto, vandalismo, o si diffondono informazioni confidenziali. Al Mit si bucavano i "bestioni" dell'Ai lab, oggi è possibile penetrare in qualsiasi elaboratore telematicamente raggiungibile. In ogni caso i sistemi si "attaccano" per "gioco", il "gioco" della conoscenza e della pura sfida intellettuale, col sysop , ma soprattutto con sé stessi. Verificato il tipo di macchina, il suo sistema operativo, i programmi "demoni" in ascolto sulle "porte" attraverso le quali vengono forniti i servizi e, in generale, le misure poste a difesa del sistema, occorre mettere alla prova la propria abilità, verificare sul campo il proprio "genio", provare a superarsi. Se esce vincitore da questo duello elettronico, l'hacker, di regola, cercherà conferme e rispetto dai suoi pari spiegando loro quale strategia abbia utilizzato, quali falle, quali bug del sistema abbia sfruttato e come sia riuscito a rimanere anonimo e, quindi, non rintracciabile (l'esperienza insegna che non è quasi mai una buona mossa "vantarsi" o che, comunque, se le "regole" seguite dalle forze dell'ordine sono di ben altro avviso rispetto a queste incursioni non autorizzate, occorre prestare particolare cautela nel farlo; le leggende insegnano che i veri hackers sono quelli che non si fanno prendere e che, pertanto, a tal fine, evitano di lasciare qualsiasi tipo di traccia). Fa parte del "gioco" o, meglio, è considerata una delle più alte forme di cortesia hackeristica, lasciare un messaggio al responsabile del sistema attaccato, preferibilmente tramite e-mail o un account da "superuser", chiarendo anche a lui come l'incursione sia potuta avvenire, così che questi possa, a sua volta, correggere gli errori ed apportare le contromisure idonee. L'hacker agirebbe, insomma, come un "tiger team" non pagato (e non richiesto)
Nonostante l'atto di penetrare in un computer altrui continui, soprattutto tra i più giovani, ad esercitare un certo fascino, i più sostengono che anche la semplice "curiosità" non possa elevarsi a scriminante di un comportamento socialmente più pericoloso di quanto, a prima vista, possa apparire. Qualche lamer potrà anche farsi pescare con le mani nel sacco, ma, se chiedi a un hacker come accedere ad un sistema, questa sarà la prima lezione: se vuoi imparare, fai i tuoi esperimenti in locale, su macchine tue o di cui hai la piena disponibilità e responsabilità.
Ad ogni modo, come avevo in precedenza accennato, non esiste hacker che si sia mai introdotto abusivamente in un sistema per fine di profitto personale o per recar danno (o almeno non volontariamente ed escluso il danno da "furto di tempo" o quello derivato dalla diffusione di una "copia" del documento riservato prelevato). Il codice "cavalleresco" hacker non ha mai approvato un simile comportamento.
[ nel 1994 lo può (a maggior ragione oggi) testimoniare. All’epoca il mondo videoludico era suddiviso in categorie molto più definite di oggi: da una parte c’erano i giochi per PC e soprattutto il mondo ruolistico e delle avventure grafiche con trame elaborate e con un respiro ampio ]