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4 NOVEMBRE 2010 · 8:13 PM ↓ Salta ai commenti GOOGLE “STUPOR MUNDI” COME FEDERICO II di Orazio Converso Google Stupor Mundi è protagonista ancora

PDF) Google Stupor Mundi | Orazio Converso - Academia.edu

4 NOVEMBRE 2010 · 8:13 PM ↓ Salta ai commenti GOOGLE “STUPOR MUNDI” COME FEDERICO II di Orazio Converso Google Stupor Mundi è protagonista ancora...

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☝️Google Stupor Mundi è protagonista ancora una volta del confronto in atto negli Usa nella economia digitale, si badi bene, non soltanto cioè nel web che ne è parte essenziale ma fungibile. Questa volta incontra direttamente Verizon mettendo da un canto Fcc (Federal Communications Commission) e, sullo sfondo, la politica governativa, per definire cose in grandi mutamenti, da far tremare le vene ai polsi, che riguardano l’ambito generale della comunicazione telematica come la neutralità stessa della Rete.

Lo spirito libero, spregiudicato, di Federico II° Stupor Mundi (foto a sinistra), appunto, che il cronista del tempo, Matteo di Parigi, disse meraviglia del mondo e prodigio innovatore, ci ricorda che in un’altro impero in un’altro millennio le funzioni e le variabili decisive furono proprio quelle che oggi riguardano la soggettività di Google.

Dobbiamo dunque, per calcolarne gli effetti, ripercorrere una specie di itineraro federiciano, magari semplicemente andando a spasso per la Silicon Valley, a piedi, lentamente, una volta svoltato l’angolo lasciandoci alle spalle il campus verdeggiante e silente della Standford University. Prenderete US­101 N e Embarcadero Rd per 6,2 miglia, in 16 minuti se avete l’auto, ma meglio farlo a piedi, per aver tempo e modo di entrare nello spirito dei tempi e dei luoghi. Da Arcavacata sarebbe difficile, andarci a piedi dico, meglio quindi, se muovete da lì, prenotare un vettore adatto a portarvi in zona 2000­2020 (i venti anni fatali che segnano la vostra vita). Camminando osservate l’ordinarietà della gente, delle auto, degli incontri, capirete che per gli americani ilfenomeno dei ragazzi di Google e del loro mondo non è eccezionale, ci credono e li considerano loro contemporanei. Si fidano e non soffrono più di tanto l’auraticità che il successo planetario crea loro intorno.

Non possiamo intendere lo spirito americano, il confronto duro che segna soprattutto attraverso l’economia le grandi scelte ideali se non possediamo certe bussole, degli itinerari, che come i castelli di Federico segnano lo stile americano. Prendiamo Steinberg: perché ha dichiarato che l’America è il suo paese? Proprio perché qui non si fanno tante storie! «Questo è un paese stoico, che rende visibile in ogni momento il comune destino di dovere sopportare la vita; mentre in Europa, le città danno ancora l’illusione di essere come una corte dell’imperatore, una favola. Questo, insomma, è il paese dove si vive senza illusioni. Nessuno qui cerca la solitudine. Del resto, un uomo solo che bisogno ha di nascondersi? A chi si nasconde?» Dunque, perché regga il confronto, Federico classificava i fiori e subiva la vita di Corte? Oppure l’imperio di Google tollera la fabula, ivi vaporware, affinché il sollevarsi di quei vapori sulle acque della navigazione ordinaria nasconda accortamente le mete altissime e sempre in pericolo delle grandi imprese dell’ingegno pronte a sfidare il destino già segnato dell’uomo?

Quindi lasciate stare i sociologi della comunicazione che rimangono sempre al di qua dell’impresa qualunque essa sia; per entrare nella testa di Google e nella sua sfacciata economia miliardaria, meglio assumere la tesi di un giovane studioso calabrese, Gianluca Gambardella, che ha preso Google per scrittore e ne ha vagliato i testi istantanei che va producendo – sciorina le sue pagine su richiesta in un amen, circa 56.200 risultati in 0,09 secondi per “stupor mundi”, ad esempio – secondo scienza e coscienza: affinché un messaggio diventi un testo occorrono alcuni requisiti fondamentali, che De Beaugrande e Dressler (1984) hanno schematizzato in sette criteri di testualità: coesione, coerenza, intenzionalità, accettabilità, informatività, situazionalità e intertestualità. E così via: vedrete che ha provato al di là di ogni ragionevole dubbio che questo formidabile elaboratore di testi, scrive sotto dettatura (il tema lo propone il suo utente­lettore) i grande testi collettivi che le avanguardie novecentesche avevano sognato nel loro santo delirio democraticista.

L’abbassamento della lingua di Google spazza via le pastoie burocratiche delle lingue ufficiali, le banalità quotidiane dei linguaggi ordinari, il confezionamento mostruoso degli apparati culturali, che calcola e falsifica con i suoi algoritmi sfrontati, rimandandoli trasformati al mittente.
(Calabria Ora – pag 3 15 agosto Google_Stupor_Mundi