Se si pensa al Saviane caustico e sarcastico critico televisivo, che comincia a vergare le sue cronache espressionistiche proprio nei primissimi anni Sessanta, stupisce che la prosa di questo romanzo ne appaia così lontana.

inizia effettivamente così: “Non avevo che un pensiero: non pensare”. Il suo protagonista, evidente alter ego dell'autore, vive una sorta di esistenza limbale, di eterno fuori corso, dove la giovinezza non riesce mai veramente a trasformarsi in età adulta.