il mio poemetto su Milano
"la poesia è quella cosa che va a capo prima che la pagina sia finita, e la prosa quella che continua sino a che si può sfruttare una" eco

portai a Roma di persona): Pasolini lo conobbi personalmente la prima volta nella primavera del '58 in casa di Roversi, e c'era anche Leonetti, cioè tutto lo staff di Officina, dove mi avevano invitato a discutere con loro della rivista, in una specie di reda- zione aperta. A Pasolini il poemetto interessò e piacque, come mi scrisse; in un altro incontro mi disse che l'avrebbe pubblicato nella seconda serie di Officina che stava rinascendo in quel periodo con l'editore Bompiani; poi com'è noto Bompiani decise di non proseguire con Officina, probabilmente a causa delle reazioni suscitate dall'epigramma di Pasolini contro il Sommo Pontefice Pio XII... Intanto passava il tempo e io rimanevo, ma senza angoscia, abbastanza tranquillamente, con il mio dattiloscritto inedito nel suo insieme; ne pubblicai però due brani, uno piuttosto ampio sul numero 14, aprile-giugno '59, di Nuova Corrente, col titolo La ragazza Carla nella fascetta di sovracopertina e progetti per la ragazza Carla nel testo, comprendente due brani assai significativi, mi pare: I (9) e III (5) che sono appunto nella stesura definitiva, e corrispondono anche nelle collocazioni a quanto pubblicato sul Menabò 2 di Einaudi, e nelle successive edizioni Mondadori. Sul Verri di Anceschi apparve un altro brano, quello tutto maiuscoletto che comincia «fondamento del diritto delle genti...» (mi sono dilungato su questi particolari, anche futili, perché in qualche sede, anche di notevole prestigio, si è creduto opportuno far notare che il mio poemetto su Milano