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Volo nel libro antico

Dai Promessi a indronati

soggetto cinematografico da proporre, possibilmente, alla coppia De Sica-Zavattini. Un'idea velleitaria di un ventenne, Il soggetto non venne recapitato a nessuno e me lo ritrovai per caso in una qualche cartella, alcuni anni dopo, quando già pensavo alla necessità di ridurre nei miei componimenti l'invadenza del mio io. E quando parve che decidessimo di pubblicare il poemetto con Gianni Bosio per le Edizioni del Gallo, alla fine degli anni cinquanta, m'ero ripromesso di scrivere una prefazione inseren dovi il vecchio schema del soggetto cinematografico, dicendo che la vicenda avrebbe potuto essere raccontata in un romanzo breve o racconto, in un film o in un poemetto; e avrei voluto dilungarmi sui diversi pedali da manovrare nei tre diversi casi; nel caso del poemetto io ho usato soprattutto il pedale del ritmo, tant'è che spesso mi è capitato di dire che l'intento e la conseguente materia della Ragazza Carla consistono nel ritmo di una città mitteleuropea nell'immediato dopoguerra.

Il poemetto lo terminai il giorno di Ferragosto del 1957. Potrei dire di averlo scritto en plein air perché man mano che lo scrivevo me lo recitavo ad alta voce, misurando il verso «secondo l'orecchio», e più ancora perché ne leggevo via via dei brani ad alcuni amici, sempre ad alta voce, anche meglio nei parchi, più spesso in trattoria, anche in vere e pro- per strada o prie osterie, ne ricordo una in viale Umbria, vicino al Leonida, che non ci dev'essere più da molto tempo, e ricordo particolarmente quella dietro la Rinascente di piazza Duomo, vicino al-

La visione geografica, man mano che procede dall'alto verso il basso, diventa visione topografica e include potenzialmente gli osservatori umani. E come ciò avviene, la pagina compie un altro movimento, questa volta non di discesa dall'alto geografico al basso topografico, ma dalla profondità alla lateralità: sino ad arrivare a dimensioni umane, dove la carta si annulla nel paesaggio concreto, la visione scende dall'alto al basso; a questo punto l'ottica si ribalta, e i monti vengono visti di profilo, come se finalmente li guardasse un essere umano a piedi.