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Inviato da campoverso il

 Coerentemente con quella che voleva essere una fervida vacanza di studio, non un viaggio in Italia sulla scorta di esempi così illustri da far tremare le vene ai polsi, alle 8,30 Sartre era già in piazza della Rotonda. Su un foglio di fortuna prendeva appunti sfogando la sua riprovazione nel vedere dei marinai americani esprimere una troppo giocosa vitalità sotto il porticato del Pantheon. Un’altra volta, ancora su un foglio di fortuna (perché non ha pensato di comperarsi un bloc-notes?) risponde con impazienza alla «Fiera Letteraria», vetusto periodico romano, perché colpevole di avere scritto: «Salvare la cultura. (Ecco) il problema n.1 per il pensatore contemporaneo». Sbotta Sartre «la cultura non si salva, si fa». E aggiunge: «Il problema n.1 per gli italiani è la salvezza dell’industria nazionale. Il turismo». Il difficile però «è vendere il passato in cambio di dollari, a persone che del passato se ne infischiano» e siamo all’alba dei rispettosi, timorosi anni Cinquanta.